LIBERU PRESENTA LA PROPORZIONALE SARDA, ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA PROPOSTA

Liberu ha presentato, nei giorni scorsi, una proposta di legge elettorale sarda che a partire da ottobre sarà oggetto di una raccolta firme (qui la proposta). Le firme (ne servono 10 mila) serviranno a trasformare la proposta, chiamata dagli autori Proporzionale Sarda, in una legge di iniziativa popolare da sottoporre all’attenzione dell’attuale Consiglio Regionale. Sgombriamo il campo da equivoci, si tratta di una buona notizia perché riapre il dibattito sulla legge elettorale, generalmente relegato ai mesi immediatamente precedenti le elezioni. La attuale legge elettorale sarda è una porcheria clamorosa, fortemente antidemocratica e finalizzata al mantenimento artificioso del bipolarismo, laddove la politica sarda oscilla tra il tripolarismo e il quadripolarismo, a seconda della capacità dei movimenti indipendentisti di raccogliere consensi e di unirsi (gli altri tre poli sono quelli italiani del centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle). Tuttavia, proprio nell’ottica dell’apertura di un dibattito sul tema, vorrei sottolineare alcuni aspetti della proposta di Liberu che ritengo fortemente problematici. Si tratta di un’esposizione molto schematica, credo infatti che un dibattito in materia strutturato ed analitico possa svolgersi solo in seguito all’apertura di un tavolo di confronto. Non mi concentrerò sugli aspetti che ritengo positivi o che, quantomeno, non considero ostativi, per quel che mi riguarda, per sostenere questa proposta.

Circoscrizione unica

Si tratta di una questione particolarmente problematica: da sempre i partiti di Sinistra preferiscono i sistemi proporzionali con circoscrizione unica perché sovraddimensionano il voto delle classi lavoratrici, riducendo invece il potere di influenza dei potentati locali e delle clientele. Tuttavia, in una condizione di squilibrio demografico quale è quella della Sardegna attuale, io personalmente nutro delle forti perplessità sull’opportunità di adottare una circoscrizione unica sarda per l’elezione del Consiglio Regionale. Chiaramente 8 circoscrizioni hanno l’effetto di distorcere in senso maggioritario qualsiasi proporzionale, ma un’unica circoscrizione rischia invece di sbilanciare fortemente la composizione territoriale dell’assemblea verso l’area corrispondente alla vecchia provincia di Cagliari e, soprattutto, all’hinterland del capoluogo. Io propenderei piuttosto per quattro circoscrizioni, corrispondenti alle quattro province statutarie: Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano. Ho forti dubbi sul fatto che possa essere istituito, come propone Liberu, un obbligo di rappresentatività territoriale all’interno delle liste. L’elettorato passivo è un diritto che si può comprimere solo a determinate condizioni, ipotizzare un requisito di residenza in un territorio per essere nelle liste e delle quote di ripartizione territoriale potrebbe andare incontro, a mio parere legittimamente, a una censura da parte della Corte Costituzionale perché limita il diritto dei cittadini di concorrere alle elezioni.

Lista unica non coalizzata e premio di maggioranza:

Trovo questa scelta molto pericolosa. Se il premio di maggioranza va alla prima lista che supera il 25 % dei consensi, tutto il discorso sul proporzionale cade. Praticamente, il rischio concreto è che una Lega (o un Pd o un M5S) da soli possano governare per 5 anni la Regione con il 25,01% dei voti, assicurandosi una maggioranza di 32 consiglieri regionali su 60. Le opposizioni dovrebbero spartirsi i restanti 28 seggi, con una soglia di sbarramento naturale peraltro non irrilevante (dovremmo essere sopra il 3 %). È vero che si otterrebbe forse il risultato di spazzare via tutti i partiti notabiliari e le liste civetta che affollano oggi la politica sarda, ma è altrettanto vero che in questo repulisti rischierebbero di finire anche i partiti indipendentisti. Inoltre, si consegnerebbe il governo a una sola forza politica, assolutamente non rappresentativa che, in realtà, potrebbe contare su ancora più seggi di quanto gliene assegna il premio di maggioranza. Esempio concreto: la Lega è il primo partito con il 27 % dei consensi, quindi ottiene 32 seggi. Nella spartizione proporzionale dei seggi di minoranza rientrano anche Forza Italia e Fratelli d’Italia che, in base ad accordi pregressi o anche a decisione successive alle votazioni, entrano in maggioranza portando in dote i loro seggi e ottenendo in cambio degli assessorati.

Proposta:

Io credo che non sia possibile conciliare il proporzionale con l’elezione diretta del presidente della Regione. Da Statuto, la competenza sulla legge elettorale regionale e sulla forma di governo regionale è totalmente a carico del Consiglio Regionale. Lo Stato può presentare un ricorso alla Corte Costituzionale, certo, ma è chiaro che la Corte non avrebbe alcun titolo per dichiarare incostituzionale una legge elettorale proporzionale che ripristinasse il principio dell’elezione indiretta del Presidente della Regione. La mia proposta, dunque, è di tornare all’elezione di secondo livello del Presidente, con votazione del Consiglio Regionale: il modello è quello dell’elezione del Presidente del Consiglio, con il Consiglio che però assorbe il ruolo del Presidente della Repubblica ed ha il compito di individuare, tramite il confronto fra i gruppi consiliari per la ricerca di una maggioranza, la figura più adatta. L’elezione diretta del Presidente, così come la governabilità, sono feticci frutto di trent’anni di bombardamento mediatico sul maggioritario e il bipolarismo. Con tutti i suoi limiti, un sistema proporzionale in cui il Presidente dipende dalla fiducia del Consiglio e in cui non vige il principio del simul stabunt è sicuramente più in grado di garantire una maggior rappresentatività democratica.

Davide Pinna

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Le lotte in Sardegna: dalla marginalità politica alla centralità

Viviamo in un’epoca cupa, in cui non si capisce bene se sia peggiore la realtà in cui viviamo o il modo in cui la descriviamo. Un pessimismo profondo, non dell’intelligenza ma della volontà, circonda la nostra attività politica da tempo e poche luci sembrano indirizzare il nostro cammino.

C’è una sola certezza, nessuno di noi è sufficiente a se stesso: né come singoli né come organizzazioni. Questa frase non vuole tracciare il profilo dell’obiettivo dell’unione a tutti i costi, dell’integrazione forzata tra esperienze politiche di diversa matrice, della realizzazione di cartelli elettorali. Può essere un obiettivo meritorio, ma sono altre le sedi in cui va perseguito e altri i soggetti che devono proporlo. La nostra auto-insufficienza – chi più, chi meno, ne soffrono tutti i soggetti che compongono la galassia di chi lotta per cambiare in Sardegna lo status quo – è in primo luogo teorica: è nel dibattito e nel ragionamento che dobbiamo aiutarci l’un con l’altro, senza la pretesa di dover arrivare a un punto condiviso nel ragionamento.

Cinque anni fa il Collettivo Furia Rossa organizzò un’assemblea, presso il teatro San Martino di Oristano, intitolata Dalle lotte territoriali alla lotta collettiva per una Sardegna migliore. Fu un incontro partecipato e produttivo, quantomeno dal punto di vista della costruzione di relazioni fra i partecipanti. Fra i punti affrontati in quella sede, alcuni possono essere ritenuti particolarmente fecondi e meritevoli di un ulteriore approfondimento.

Lo scenario politico è però sicuramente cambiato, con l’eccezione del rapporto di sudditanza tra la Sardegna e l’Italia, immutato nelle sue caratteristiche generali da anni e, a nostro giudizio, primo obiettivo di qualsiasi battaglia politica che punti al cambiamento dello status quo in Sardegna. È ormai palese uno spostamento a destra del baricentro politico, laddove in precedenza avevamo assistito a uno slittamento verso destra camuffato da posizioni teoriche legate alla cosiddetta Terza via, con evidenti conseguenze estremamente preoccupanti sul piano dell’autoritarismo e della riduzione degli spazi di libertà. Si pongono poi sul tavolo due grosse questioni: quella del regionalismo differenziato e quella dell’abolizione, de facto, dell’obbligo della progressività dell’imposizione fiscale. Si prospetta, all’orizzonte, una riforma costituzionale che aumenterà – in piena continuità col precedente tentativo renziano – i poteri dell’esecutivo, in combinato disposto con strumenti legislativi di rango inferiore che rafforzano il potere degli organi periferici del governo centrale: questure e prefetture. Da non dimenticare il costante peggioramento della situazione internazionale, tra imperialismo e violazione costante del diritto dei popoli all’autodeterminazione. Si è inoltre imposto con forza a tutti il problema della questione ambientale. Tutto questo accade mentre si assiste, quasi impotenti, a uno sfilacciamento del tessuto sociale, con un aumento preoccupante di fenomeni legati all’intolleranza e manifestazioni di un comportamento squadrista che fanno temere già per il futuro prossimo. La cornice è quella di un incremento delle discriminazioni, sulla base del genere, dell’etnia di appartenenza, delle preferenze sessuali, della confessione religiosa, delle possibilità economiche e della provenienza sociale, con una costante compressione delle sfere di diritti che sembravano ormai definitivamente acquisiti.

Crediamo con forza che sia necessario confrontarsi e dialogare sul nostro ruolo, di movimenti radicali, in questo scenario. Per questo vi invitiamo, a cinque anni di distanza dall’incontro del 31 agosto e nel decimo anno di attività del nostro collettivo, ad un’assemblea aperta, che si terrà a Oristano domenica primo settembre dalle ore 10.30 al Teatro San Martino. Il titolo è il seguente: Politica in Sardegna, la sfida dei tempi: dalla marginalità alla centralità politica.

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UN NOSTRO COMPAGNO INDAGATO PER I BLOCCHI DEI PASTORI

Un procedimento penale è stato avviato in questi giorni a carico di un nostro compagno per aver partecipato a una manifestazione dei pastori svoltasi l’11 Febbraio 2019 sulla 131 all’altezza di Uras.

I reati contestati sono quelli di manifestazione non preavvisata, partecipazione a pubblica manifestazione con il volto travisato e blocco stradale. Queste ultime due fattispecie in particolare sono state recentemente interessate dai decreti sicurezza di Salvini, che ha reso nuovamente penale il reato di blocco stradale e ha fortemente aumentato sia le sanzioni economiche che quelle detentive per i reati in questione, nell’ottica di contrastare e punire chi manifesta per i diritti sociali.

Le accuse sono assolutamente pretestuose, infatti il nostro compagno – che tra l’altro si è imbattuto casualmente nella manifestazione mentre percorreva la 131 – non può in alcun modo essere considerato tra i promotori nemmeno secondari della manifestazione, tantomeno può essere considerata vera l’accusa di aver avuto il volto travisato, cosa che peraltro non avrebbe avuto alcun senso, in una situazione di piazza in cui vi era spesso vicinanza fisica e dialogo tra pastori e fdo. Ci chiediamo infine se la mera presenza in una manifestazione in cui si blocca una strada costituisca di conseguenza reato di blocco stradale.

Respingiamo al mittente queste provocazioni e cogliamo l’occasione per rinnovare in maniera ancora più forte tutta la nostra vicinanza ai pastori e ai solidali colpiti dalla repressione, che a quanto pare è l’unica risposta insieme alla propaganda che questo governo riesce a dare ai bisogni sociali delle lavoratrici e dei lavoratori sardi.

Collettivo Furia Rossa

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Frammenti di analisi sulle elezioni europee

1. Alle elezioni europee il primo “fronte” in Sardegna si conferma quello dell’astensione e del non riconoscimento delle forze politiche presenti ed è composto da 883.922‬ sarde e sardi cui vanno sommati i 2.601 che hanno consegnato la scheda in bianco e certamente una componente degli 8.514 che hanno annullato la scheda, per un totale di circa 890.000 persone.

Il secondo fronte è formato da una minoranza di 491.454 persone che hanno votato i partiti italiani presenti in Sardegna e che, volenti o nolenti, sono quelli che determinano i rapporti di forza (in questo caso comunque annullati dal sistema elettorale che permette ai sardi solo una partecipazione formale senza possibilità di eleggere eurodeputati).

A grandi linee tali forze si possono suddividere in 7 poli:

(1) Estrema destra (LN, FdI, CPI, FN). La Lega Nord – fatte le premesse di cui sopra – è il “primo” partito in Sardegna con 135.496 voti e va al 27,57%; se però facciamo un calcolo sul reale, rapportandolo al totale della popolazione sarda votante il suo peso è del 9.7%, dico ciò per disinnescare un po’ di allarmismi. Ciò però non ci deve far abbassare la guardia, anche perché c’è un aumento consistente di +41.725‬ voti rispetto alle politiche del 2018 (a mio parere un termine di paragone più idoneo rispetto alle europee del 2014 per la maniera eclatante con cui è cambiato il quadro politico e rispetto alle regionali 2019 influenzate in maniera maggiore dal voto al singolo candidato e dalla forte presenza dei partiti regionali).
Fratelli d’Italia prende 30.681 (6,24%) ma perde circa 4mila voti rispetto al 2018.
CasaPound prende 1.590 voti (-6.055) e Forza Nuova 366. La destra neofascista dichiarata soffre sempre più lo spostamento a destra della Lega Nord e di FdI.
Insieme fanno il 34,2% dei voti validi.

(2) Centro-Destra. Forza Italia, unica forza liberale nel panorama della destra italiana e unico possibile argine destro ai fascisti va in caduta libera con 38.389 voti (7,81%) e -90.114 rispetto al 2018. Tutti voti probabilmente spostati a destra.
Popolo della Famiglia prende 2.234 voti (0,45% e -3.703 voti) e Popolari per l’Italia 817 (0,17%).

(3) Movimento 5 Stelle. Si attestano come seconda forza in Sardegna con 126.301 voti e il 25,70%. Perdono 242.895 voti rispetto alle politiche del 2018 (e 45.915 rispetto alle europee 2014).

(4) Centrosinistra. Il PD prende 119.260 voti (24,27%). Nessun recupero se non quello percentuale dovuto al non voto, infatti perde 9.624 voti rispetto al 2018 (e 99.443 rispetto alle europee 2014).
I liberisti di +Europa prendono 10.269 voti (2.09%), circa 7mila voti in meno rispetto al 2018.

(5) Sinistra. La Sinistra prende 10.710 voti (2,18%), non è facilissimo fare un confronto ma con una forzatura e sommando i voti di PaP e Leu del 2018 abbiamo un -24.410 voti (-12.536 se confrontati all’Altra Europa del 2014).
Il Partito Comunista di Rizzo prende 4.299 Evoti (0,87%), perdendone solo 1000 rispetto al 2018.

(6) Ecologisti e animalisti. Europa Verde prende 7.863 voti (1,6%), +3.407 voti rispetto al 2018 dove correva insieme a socialisti e area civica, e +5.480 rispetto alle europee 2014.
Il Partito Animalista al suo esordio prende 2.019 voti (0,41%).
(7) Il Partito Pirata anch’esso al suo esordio prende 1.160 voti (0,24%).

Gli unici partiti cui all’aumento percentuale segue un reale aumento dei voti in Sardegna sono la Lega Nord e i Verdi (Europa Verde).
Indipendentisti sardi non pervenuti.

2. In provincia di Oristano ha votato il 35,1% degli aventi diritto (-0,92%), ma rende meglio l’idea il dato di chi non ha votato, cioè il 64,9% degli aventi diritto. In 48.320 sono andati a votare, 89.346 non sono andati.
La bidda con la più alta partecipazione è Baradili (46,15%) dove hanno votato 30 elettori su 65; quella con la maggiore astensione è Ula Tirso (ha votato il 24,46%) dove hanno votato in 114 su 466 aventi diritto.
Nel capoluogo la partecipazione è al 40,94% (+1,44%) con 11.082 votanti su 27.067.
Su 87 comuni l’affluenza si attesta sotto il 30% in 17 comuni(Bidonì, Busachi, Mogorella, Mogoro, Ruinas, Sagama, Samugheo, Santu Lussurgiu, Senis, Siamanna, Siris, Soddì, Suni, Tresnuraghes, Ula Tirso, Uras, Villaurbana); tra il 30% e il 35% (sotto la media provinciale) in 39 comuni; tra il 35% e il 40% in 22 comuni; sopra il 40% in 9 comuni (Allai, Baradili, Bauladu, Nughedu S.Vittoria, Oristano, Pompu, Simala, Sini, Tadasuni).
A occhio le variazioni maggiori rispetto al 2014 si denotano a Bosa (-36%), Soddì (-10,51%), Sennariolo (+14,7%) Modolo (+11,96%), Asuni (+10,83).

L’Unione Europea continua a non fare breccia nel cuore di chi vive nella periferia della periferia, cui si deve aggiungere la coscienza dei sardi di subire la circoscrizione unica con la Sicilia che non permette di eleggere rappresentanti sardi. I primi dati vanno proprio in questa direzione, con tutti gli eurodeputati eletti in Sicilia e zero in Sardegna.

3. Dando uno sguardo ad alcune zone della provincia di Oristano, storicamente tendenzialmente di sinistra (penso) si denota l’avanzare della Lega. Nel #Barigadu la Lega Nord vince a Allai 37, Bidonì 24, Neoneli 53, Ula Tirso 30, Villanova Truschedu 40; il PD vince a Busachi 120, Ardauli 105, Fordongianus 90, Boroneddu 20; il M5S solo a Sorradile con 28; Fratelli d’Italia vince Nughedu con 44. Nella subregione vince comunque il PD con 516 voti, Lega 446, M5S 384. In quasi tutti i comuni il Partito Comunista batte La Sinistra con il probabile effetto simbolico della falce e martello.
Nel #Guilcer la Lega vince a Aidomaggiore 33, Abbasanta 287, Paulilatino 214, Soddì 8; i 5S a Norbello 111, Ghilarza 390, Sedilo 178, Tadasuni 21. In nessun comune vince il PD. La Lega prende in totale 1117 voti, i 5S 1029, il PD 920.
Nel #terralbese dominio leghista a Arborea 423, a Terralba 892 e Snarci 210; i 5S vincono a Marrubiu 409 e Uras 213. In tutta l’area Lega 2.099, M5S 1780, PD 1235.
Il #CampidanoDiOristano, zona storicamente roccaforte della destra conservatrice e reazionaria, si conferma come tale e dopo i domini di DC e Forza Italia è il turno del dominio dei padani. La Lega Nord sbanca praticamente in tutti i comuni: Bauladu, Cabras, Milis, Nurachi, Oristano, Santa Giusta, Riola Sardo, Palmas Arborea, Ollastra, Siamaggiore, Solarussa, Zerfaliu e Zeddiani. Come consuetudine i picchi maggiori si raggiungono a Zeddiani (44%) e Cabras (43%). Solo a Baratili, San Vero Milis, Tarmatza e Simaxis vince il Movimento 5 Stelle; neanche in un comune vince il PD. In tutta l’area la Lega totalizza 6.619 voti; il M5S 5.461; il PD 3.974.
Il #Montiferru si tinge di verde con la vittoria leghista in tutti i comuni (Bonarcado, Cuglieri, Narbolia, Santu Lussurgiu, Scano, Sennariolo) tranne a Seneghe dove per tre voti vince il PD. La Lega porta a casa 1.030 voti in tutto il Montiferru; il M5S 805; il PD 759.
Anche in #Marmilla, zona invece storicamente di sinistra vince la Lega con 1.305 voti, seguita dal M5S con 1.235 voti e il PD 1.011 voti. I leghisti vincono ad Assolo, Baressa, Masullas, Mogorella, Ruinas, Simala, Sini, Villa Verde, Villaurbana e in modo più netto a Senis con il 48% e a Nureci con il 50%. Il M5S vince ad Ales, il paese di Gramsci, dove la Lega prende solo 80 voti, ad Asuni, Gonnostramatza, Mogoro, Morgongiori, Pompu e a Gonnoscodina (dove si registrano 19 voti al Partito Comunista). Il Partito Democratico vince a Albagiara, Baradili, Curcuris, Siris, Villa Sant’Antonio e Usellus. Voto nostalgico a Pau dove vince Berlusconi.

4. A Riace, paesino della Calabria intorno al quale si è costruita la narrazione di città dell’accoglienza ha vinto la Lega Nord.
A Casal Bruciato, passato alle cronache per le forti proteste “dei cittadini” e di Casa Pound che volevano negare l’alloggio agli stranieri al grido di “prima gli italiani” e tricolori nei balconi, ha vinto il PD e Casa Pound è stata superata di diverse centinaia di voti dal Partito Comunista.
A Modena, dove secondo i commenti che si leggono ogni giorno da anni nei giornali online sembrava esistessero ormai solo leghisti e destri di ogni sorta, ha vinto il centro-sinistra e nettamente al primo turno.

Morale: i social network e le costruzioni mediatiche sono una cosa, la realtà è un’altra cosa. I primi sono un filtro della seconda, la seconda è il vero posto dove dobbiamo stare.

continua…

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Liberare il lavoro in Sardegna*

foto di Roberto Pili

Poco più di un mese fa l’Istat ha pubblicato i dati medi relativi al mercato del lavoro nel 2018; un dato molto importante per poter leggere e analizzare la fase attuale e farsi un’idea, sebbene parziale, del mercato del lavoro in Sardegna.

Dai dati Istat si evince che la popolazione in età lavorativa in Sardegna nel 2018 è di 1.450.000, si perdono 4000 unità rispetto al 2017.
743 mila sono femmine, 707 mila sono maschi; la quota maggiore si inserisce nella fascia d’età 25-54 anni con 686 mila unità (-12.000), 619 mila nella fascia 55-e oltre (+10.000), 145 mila nella fascia 15-24 anni (-2000). Segno evidente di una popolazione che invecchia sempre più senza alcun ricambio e probabilmente di nuova emigrazione.

Il tasso di occupazione si attesta al 52,7% (+2,2% rispetto al 2017); il TdO italiano è al 58,5%, ci si distanzia quindi di 5,8 punti % dalla media italiana (nel 2017 la distanza era del 7,5%). Come da tanti anni la nostra isola si colloca sestultima per tasso di occupazione, ma sempre decisamente avanti rispetto alle regioni del Meridione (addirittura +12% rispetto al tdo siciliano). Tra le regioni del c.d. Mezzogiorno l’incremento annuale sardo è quello più consistente ed è l’unica regione che sul decennio ha superato il TdO del 2008 (+0,4 punti); stando al quinquennio 2013-2018 corrispondente al periodo di governo della giunta Pigliaru, il TdO è aumentato del 4,3%.
Il TdO femminile sardo è al 45% (+2,9%), a 4,5 punti dalla media italiana (49,5%): erano 6,8 nel 2017. Il TdO maschile è al 60,4% (+1,7%) quindi 7,2 punti dalla media italiana. Molto importante il dato della crescita dell’occupazione femminile.
A livello provinciale la situazione è la seguente: Sassari 54% (+3,6%), Cagliari 53,8% (-1,1%), Oristano 53,2% (+5,2%), Sud-Sardegna 51,2% (+4,4%), Nuoro 49,7% (+1%). Stupisce fin troppo l’incremento occupazionale nella provincia di Oristano che si attesta la prima provincia dello Stato per crescita di questo indicatore, e anche il Sud-Sardegna è tra le prime. In una classifica inversa sul totale di quelle italiane Nuoro si conferma al 26° posto, il Sud-Sardegna al 30° (22° nel 2017), Oristano al 32° (24° nel 2017), Cagliari al 34°, Sassari al 35°.
Il TdO femminile più elevato si conferma nella provincia di Cagliari con il 47,7% (+1%), seguita da Oristano con il 46,6% (+4,8%) e SS con il 45,5%; Nuoro (43,8%) e Sud-Sardegna (40,7%) rimangono sotto la media regionale.
Il settore dominante in Sardegna continua a essere quello dei servizi con 454mila occupati (+20.000), seguito dall’industria “in senso stretto” (estrazione di minerali da cave e miniere, manifattura, fornitura energia elettrica, gas, acqua etc..) con 57mila occupati (+3mila), costruzioni con 39mila occupati (meno un migliaio) e agricoltura con 33mila occupati (meno un migliaio).

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Presentazion del libro “Non si ruba sul latte versato”

Si terrà mercoledì 8 Maggio alle ore 17 da Librid (piazza Eleonora) la presentazione oristanese del libro “Non si ruba sul latte versato. Sullo sciopero dei pastori sardi”.
Il libro, realizzato dalla redazione di Infoaut e edito da DeriveApprodi, è un racconto sulle proteste dei pastori che hanno attraversato la Sardegna negli scorsi mesi e ripercorre gli avvenimenti attraverso testimonianze dirette e con le parole dei protagonisti seguendo un filo preciso della rivolta: lo scontro con gli industriali è stato uno scontro di classe?

Qui l’evento facebook —> https://www.facebook.com/events/892665841085114/

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PROTESTA PASTORI: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Gli studenti di Cagliari manifestano solidarietà ai pastori

Facciamo un po’ di chiarezza su quelle che possono essere le soluzioni immediate alla crisi della pastorizia in Sardegna. Il tavolo regionale di ieri ha segnato la strada che probabilmente verrà seguita anche oggi a Roma, nel tavolo elettorale convocato da Matteo Salvini e Coldiretti.

L’idea che sta prendendo forma è questa: Regione e Stato si devono far carico dell’acquisto di una cifra che oscilla tra i 30 e i 50 mila quintali di pecorino romano con una spesa, abbastanza ingente, che, secondo quello che si legge nei commenti della stampa e dei siti specializzati oscilla tra i 30 e i 40 milioni di euro. Le forme così acquistate, dovrebbero essere ritirate dal mercato, o destinandole alla stagionatura o assegnandole (tramite bando, si immagina) a Onlus e servizi per gli indigenti. Non è detto che il mercato recepisca favorevolmente questa mossa, il prezzo del romano potrebbe salire ma non ai livelli necessari ad arrivare alla quota richiesta dai pastori per il pagamento del latte: 1 euro più IVA al litro.

Ieri Pigliaru, al termine del tavolo regionale, ha parlato di uno stanziamento di 10 milioni di euro da parte della RAS e ha auspicato che da Roma oggi arrivassero altri 20 milioni. Che il tavolo si chiuda con questo accordo non è impossibile, ma il punto è che i caseifici dovrebbero accettare su questi presupposti di pagare il latte a un euro e questo non è un meccanismo automatico.

Che si tratti di una soluzione emergenziale (e non necessariamente destinata al successo) è evidente e comunque non è detto che vada in porto. La sicumera di Salvini lascia pensare che abbia già la certezza di trovare un accordo che possa essere quantomeno spacciato per buono, ma c’è un altro problema: il tavolo di oggi potrebbe avere una rappresentatività molto limitata del mondo dei pastori, considerando che vi prenderà parte solo Coldiretti, le cui mosse filo-salviniane degli ultimi giorni hanno destato un po’ di irritazione fra i pastori in mobilitazione. Si allarga intanto la spaccatura all’interno del movimento dei pastori, con la Coldiretti che sta giocando tutte le sue carte sulla soluzione Salvini e il Movimento Pastori Sardi che ieri, contestato da una parte dei pastori in mobilitazione, ha deciso di non partecipare al tavolo regionale. Nei fatti però sembrerebbe che l’assenza dell’MPS abbia comportato una partecipazione molto debole degli allevatori al tavolo, tanto che all’uscita in tarda serata dal palazzo della Giunta regionale le recriminazioni dei manifestanti si sono rivolte proprio ai delegati che non erano riusciti a strappare un prezzo più alto di 65 centesimi al litro.

Se anche dovesse arrivare una soluzione accettabile di emergenza, sul piano strutturale non saranno i tavoli di questi giorni a fornire dei risultati concreti e ci sono alte probabilità che la situazione precipiti nuovamente nel giro di qualche mese.

Mentre stamattina gli studenti hanno continuato a mobilitarsi in varie parti dell’isola, con un nuovo corteo selvaggio per le strade di Cagliari, si apprende che numerosi gruppi di pastori si dirigeranno questo pomeriggio al presidio che sta bloccando da giorni il conferimento del latte al caseificio dei fratelli Pinna di Thiesi, uno degli attori più importanti del settore della trasformazione del pecorino romano, ben proiettato sul mercato statunitense, quello cioè nel quale si sono verificate le speculazioni che hanno provocato il crollo del prezzo del latte ai livelli attuali. Lì si attenderanno i risultati del tavolo romano, che probabilmente finirà in tarda serata anche nella speranza di far scemare i pastori mobilitati in caso di un accordo non particolarmente positivo. Salvini sta già mandando i primi segnali sul fatto che le questure sarde – che sembrano aver ricevuto, fino ad oggi, l’ordine di lasciar fare i pastori – dovranno cambiare atteggiamento nei prossimi giorni per quanto riguarda la gestione dei blocchi stradali. Insomma, sembra che da Roma oggi arriverà questo messaggio: “Questo è l’accordo, prendere o lasciare. Chi continua a protestare ne pagherà le conseguenze”.

Questa è la situazione, difficile fare previsioni più dettagliate e anche queste potrebbero essere smentite dall’evolversi degli eventi.

 

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I TAVOLI FALLISCONO, L’UNICA SOLUZIONE NELLE STRADE E NELLE PIAZZE

Il 14 febbraio 1929 andò in scena a Chicago il Massacro di San Valentino. Un commando di sgherri di Al Capone, travestiti da poliziotti, sorprese, disarmò e trucidò sette membri di una banda della mafia irlandese, garantendosi per anni il controllo sul mercato nero degli alcolici nella città statunitense. Ottant’anni dopo, a Roma, qualcuno ha deciso di rimettere in piedi quella messinscena.

Oggi infatti avrà luogo il tavolo convocato dal ministro Salvini per tentare di risolvere il problema del basso prezzo del latte ovino. Come per l’azione ideata da Al Capone, si tratta di una farsa e di una trappola. Lo dimostra il luogo dove si terrà il tavolo: Roma. Salvini non ha il coraggio di farlo in Sardegna e c’è una ragione ben precisa: sa bene che da quel tavolo l’unica cosa che potrà uscire saranno sussidi straordinari, ma – a meno che industriali e cooperative non abbiano bluffato nel tavolo fallito di ieri a Cagliari – non ci sono molte possibilità che si arrivi a stabilire il prezzo a un euro più IVA, come chiesto dai comitati spontanei dei pastori. La farsa è stata organizzata con la collaborazione di Coldiretti, autoproclamatasi rappresentante dei pastori, ma in realtà parte attiva in una manovra che punta a portare consenso elettorale alla Lega in vista delle elezioni di domenica 24 febbraio. Inusuale l’ambientazione e inusuale il convocatore del tavolo: pura campagna elettorale, con la complicità degli utili idioti del Movimento 5 Stelle.

L’impressione però è che la manovra orchestrata da Lega e Coldiretti non stia raccogliendo troppo consenso fra i pastori in mobilitazione, che continuano a dichiarare che la lotta non si fermerà fino a quando non arriverà il prezzo richiesto.

Ma se Roma piange, Cagliari non ride. Sono state veramente patetiche le immagini di Francesco Pigliaru, presidente uscente della Regione, che al termine del tavolo non ha avuto il coraggio di parlare con le centinaia di pastori in attesa fuori dal palazzo della Giunta in viale Trento. Pigliaru si è fermato con i giornalisti, a lungo, ma non ha avuto la faccia di andare a dire ai pastori che la montagna aveva partorito il topolino dell’offerta di 67 centesimi per litro. Questa è la classe politica del centrosinistra, lontana dal popolo, a ribadire che chi vuole il bene di quest’isola non ha alleati tra i partiti italiani.

Il dato positivo però c’è, ed è il fatto che stamattina scendono di nuovo in piazza gli studenti di Cagliari che ieri hanno mandato in tilt la città con un corteo selvaggio che è durato tutta la mattina. Gli studenti sembrano essere gli unici soggetti ad aver capito la necessità di sfruttare questo momento per porre sul tavolo tutti i problemi di questa terra, schiacciata dall’oppressione coloniale italiana e da un sistema economico ingiusto.

L’auspicio è che anche gli studenti del resto dell’isola continuino la loro mobilitazione e, chissà, magari che piano piano si aggiungano altri soggetti sociali. Ma il ferro va battuto ora, prima delle elezioni truffa del 24 febbraio: di ragioni ne abbiamo tantissime in questa terra depredata e violata, alla quale è vietato decidere il proprio futuro.

 

 

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PROTESTE DEI PASTORI: IL TEATRINO DI LEGA E COLDIRETTI

Salvini si abbraccia con i vertici regionali di Coldiretti

Qualche giorno fa l’avevamo annunciato, ora il brutto presentimento è diventato realtà. La Lega ha messo le sue mani sulla lotta dei pastori ed è pronta ad approfittarne in vista delle Regionali del 24 febbraio. In questi giorni si sono verificati una serie di avvenimenti che, messi in fila, rendono un quadro ben preciso.

Il penultimo passaggio è stato l’esito negativo della visita grottesca, come l’ha perfettamente definita il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis, di Giuseppe Conte. Il premier doveva venire in Sardegna per altro, ma, visto il clima di fuoco che si respira nell’isola, ha pensato bene di provare a far riguadagnare qualche punto ai Cinque Stelle che, nonostante abbiano un pastore in Parlamento, sono incapaci di trovare una rapida soluzione al problema del prezzo del latte ovino. Solo promesse, fra le quali quella di un tavolo lunedì 21 febbraio, una follia se si pensa che il clima è già tesissimo e aspettare 10 giorni può voler dire non essere più in grado di fermare l’escalation.

Prima c’erano stati alcuni altri segnali: l’annuncio da parte di Coldiretti del boicottaggio del tavolo regionale previsto per domani, mercoledì 13 febbraio e le dichiarazioni di Salvini: “Se la Regione non riesce a fare il suo lavoro, interverrà lo Stato”.

Poi Coldiretti ha realizzato un vero e proprio assist per il segretario della Lega, la manifestazione di oggi, martedì 12 febbraio, davanti a Montecitorio. Guarda caso (chi se lo sarebbe mai aspettato?) al termine della manifestazione una delegazione Coldiretti ha incontrato il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, che ha annunciato: “Entro 48 ore la soluzione, faremo un tavolo giovedì 14”. Baci e abbracci al termine dell’incontro, nonostante Salvini sia l’autore dei provvedimenti che potrebbero costare anni di galera per alcuni pastori scesi in piazza in questi giorni. La manovra insomma ha funzionato perfettamente: viene scavalcato Conte (e con lui il Movimento 5 Stelle), che aveva promesso un incontro per il 21 febbraio e viene ridotto all’impotenza Pigliaru (e con lui Zedda e il centrosinistra), che mercoledì parteciperà a un tavolo il cui esito negativo è molto probabile, anche in virtù dell’assenza di Coldiretti.

Un bel pacco, insomma, quello recapitato da Salvini ai principali oppositori del centrodestra per le elezioni del 24. Centrosinistra e Movimento 5 Stelle se la sono cercata, affari loro. A rimetterci però saremo tutti quanti, a meno che non avvengano due cose. La prima speranza è che il movimento dei pastori non si lasci abbindolare dalle moine di Salvini, la seconda è che nei prossimi giorni la lotta dei pastori venga affiancata da altre mobilitazioni, perché i problemi dell’isola non si risolveranno mai, se non con l’affermazione del diritto dei sardi ad autodeterminarsi e con la costruzione di un nuovo modello economico e sociale, che metta al primo posto la dignità delle persone e non il profitto.

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Processo rinviato a Maggio

L’inizio del processo è stato nuovamente rinviato. Si va al 27 Maggio. Ringraziamo le compagne e i compagni per la solidarietà.
Ci vediamo nelle lotte!

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