Il reato di solidarietà – Documento per l’assoluzione del collettivo

IL REATO DI SOLIDARIETÀ
Il caso della famiglia Spanu: appello per l’assoluzione del Collettivo ‘Furia Rossa’ di Oristano

Si avvia alla conclusione presso il tribunale di Oristano il processo intentato contro tre giovani attivisti del Collettivo Furia Rossa, per un articolo di critica dell’operato della Questura in occasione di uno sfratto, avvenuto nel 2015 nelle campagne di Arborea.

La vicenda, maturata a causa della situazione debitoria di una azienda familiare nel rapporto con una banca, aveva comportato l’abbandono forzato della fattoria e dell’abitazione da parte della famiglia Spanu, da un lato con l’intervento attivo della forza pubblica e dall’altro con il dispiegamento di una resistenza passiva da parte della rete di solidarietà maturata in quei giorni.

La gravità del fatto (catena debitoria, perdita dei beni primari) era apparsa emblematica della precipitazione sociale nella quale stavano cadendo molte famiglie contadine; e tuttavia questa gravità, che costituisce il centro del problema, è stata successivamente adombrata dalla ribalta che si è determinata con la denuncia di diffamazione, elevata per iniziativa della Questura medesima a carico di alcuni dei contestatori di prima linea, appunto il Collettivo Furia Rossa. In ragione di un epiteto, che si assume come volgare ma di uso assolutamente comune e nei contesti più svariati, i giovani Davide Pinna, Mario Figus e Marco Contu sono stati chiamati a processo con una richiesta di risarcimento di oltre duecentomila euro da parte dei denuncianti e di otto mesi di reclusione da parte del pubblico ministero.

Se emblematica e cinica era apparsa la vicenda Spanu, questa sua conseguenza apparentemente secondaria ne replica in automatico la pesantezza e la gravità; la questione si configura ora in modo compiuto e assolutamente semplice:
come sia possibile che vecchi contadini che non hanno commesso reati siano rovinati per sempre nell’indifferenza generale, e come sia possibile che giovani studenti, incensurati fin nei registri di scuola, che non sono rimasti indifferenti a quella vicenda, debbano rischiare di subire la stessa sorte.

Non è per questo genere di avvitamenti che i cittadini necessitano degli istituti di polizia: noi che di questi studenti siamo stati maestri, noi cittadini, abbiamo conformato il nostro insegnamento al principio che proprio l’indifferenza è il maggior pericolo sociale, in quanto complice perpetuo delle ingiustizie conclamate e delle storture che possono generarsi nei periodi di crisi, ed è il massimo agente diseducativo, in quanto è il più pervasivo e impunito dei mali della società; le impertinenze verbali, in questa difficile composizione delle ragioni, non si castigano per via giudiziaria.

Vorremmo sollecitare i denuncianti a ritirare la loro iniziativa giudiziaria, in rispetto di questo principio superiore che primariamente deve ispirare anche la loro funzione; manifestiamo a Davide, Mario e Marco la nostra solidarietà, e chiediamo la loro piena assoluzione.

CHIUNQUE VOGLIA SOTTOSCRIVERE QUESTA DICHIARAZIONE PUÒ FARLO DIRETTAMENTE A COMMENTO DEL POST SU FACEBOOK (QUI) o inviando una mail a furiarossa@autistici.org, E PUÒ EVENTUALMENTE CONDIVIDERLO CONTRIBUENDO ALLA SUA DIFFUSIONE

FIRMATARI

  1. Gian Luigi Deiana, insegnante, Ardauli
  2. Antonio Muscas, libero professionista, Villacidro
  3. Donatella Urru, albergatrice, Rimini
  4. Alessandro Vinci, agente di commercio, San Nicolò d’Arcidano
  5. Maddalena Calvisi, insegnante, Oristano
  6. Luciana Miglior, ex insegnante
  7. Maurizio Congiu
  8. Matteo Murgia, futuro emigrato, Giba
  9. Salvatore Dessupoiu, pensionato
  10. Paolo Pisu, Sindaco Emerito di Laconi, già Presidente della Commissione diritti civili del Consiglio Regionale della Sardegna
  11. Alessia Etzi, dipendente P.A.
  12. Simona Putzolu, insegnante, Ardauli
  13. Maria Luana Farina Martinelli, pensionata, Sassari
  14. Linalba Ibba, pensionata, Oristano
  15. Anna Ortu, pensionata, Sorso
  16. Simona Puddu, insegnante
  17. Gregorio Antonio Salis, dipendente ASSL Sassari
  18. Guido Ruggero Podda, disoccupato, Sassari
  19. Anna Maria Sanna, pensionata, Riola Sardo
  20. Fabrizio Ortu, dipendente PA
  21. Bibiana Salis, Ardauli
  22. Antonella Busia, Simaxis
  23. Savina Dolores Massa, scrittrice
  24. Caterina Tani
  25. Maria Luisa Loche, insegnante
  26. Tore Meli, impiegato, Oristano
  27. Maria Giuseppa Sechi, pensionata, Oristano
  28. Patrizia Ibba, insegnante, Oristano
  29. Antonio Ippolito, pensionato, Oristano
  30. Luciano Corona, ex insegnante
  31. Manuela Lucchesu, insegnante
  32. Massimo Aresu, insegnante, Cagliari
  33. Donatella Spanu, insegnante
  34. Fausta Manca, edicolante
  35. Maurizio Cara, dipendente P.A.
  36. Andrea Romagnoli, operaio
  37. Andrea Porcu, insegnante
  38. Mara Sabatini, maestra a Quartu
  39. Maria Carmina Corona, dipendente ASL Oristano
  40. Gabriella Torri
  41. Cristina Flore, insegnante
  42. Giovanna Casagrande, Nuoro
  43. Maria Spissu, pensionata
  44. Giorgio Pinna, ex preside in pensione
  45. Gabriele Lugli
  46. Lina Raspitzu
  47. Carla Cossu, insegnante
  48. Franca Milia, insegnante
  49. Danilo Lampis
  50. Anna Paola Sau
  51. Gabriele Pinna
  52. Chiara Porcu
  53. Alessandro Cauli
  54. Salvatore Drago
  55. Camilla Cardia
  56. Bonaria Mandis, pensionata, Oristano
  57. Pier Francesco Murgia
  58. Giovanna Baltolu, artigiana, Sassari
  59. Bruno Visentin, veterinario, Arborea
  60. Antonio Pinna
  61. Maria Adelaide Puddu
  62. Salvatore Angius
  63. Francesco Cau
  64. Viviana Macis
  65. Antonello Pabis, Selargius
  66. Ninni Tedesco
  67. Maria Lorella Mascia, impiegata, Oristano
  68. Elisa Rombi, insegnante, Tempio Pausania
  69. Alessandra Giarrusso, insegnante, Oristano
  70. Maria Vittoria Migaleddu
  71. Gigi Ghiani
  72. Caterina Ruju
  73. Paola Puggioni, Maracalagonis
  74. Ettore Dettori, ricercatore, Oristano
  75. Tonino Loi
  76. Luisi Caria
  77. Cristiano Sabino
  78. Maria Giuseppina Pinna, Ossi
  79. Alessio Frau
  80. Ignazio Ibba
  81. Marco Dessì, insegnante
  82. Domenica Pili, operaia
  83. Jacopo Murgia
  84. Claudia Meloni
  85. Omar Onnis, scrittore, Nuoro/Trento
  86. Fabiana Ardu
  87. Nicola Culeddu
  88. Edoardo Mantega
  89. Gabriele Loddo
  90. Chiara Maria Murgia
  91. Simona Lobina
  92. Andrea Corona, Oristano
  93. Antonella Bangoni
  94. Mauro Cabras
  95. Michele Atzori, lavoratore del terziario, Parigi
  96. Alessandro Ariu
  97. Cristina Cimino
  98. Marzia Genovese
  99. Claudia Puligheddu
  100. Antonietta Deiana, impiegata
  101. Valerio Cuscusa
  102. Davide Corriga
  103. Fabio Aresu
  104. Fiammetta Cani, studentessa, Cagliari
  105. Claudio Collu, perenne aspirante scrittore
  106. Sara Corona
  107. Ignazio Zucca
  108. Pietro Porcedda, Narbolia
  109. Mariangela Massenti, Oristano
  110. Barbara Mascia, Cagliari
  111. Umberto Resta
  112. Davide Contu, impiegato
  113. Enzo Meloni
  114. Roberta Atzori
  115. Beatrice Trogu
  116. Corrado Casula
  117. Riccardo Lai, Uras
  118. Giovanna Pinna
  119. Enrico Bianco
  120. Stefano Figus, già amministratore nel Comune di Santa Giusta e nel Consiglio provinciale di Oristano
  121. Francesca Camedda
  122. Edoardo Vaccargiu, Terralba
  123. Giulia Caddeo
  124. Juanne Frantziscu Cau
  125. Stefano Orrù
  126. Maria Antonietta Nulchis
  127. Marta Meletti
  128. Ivana Langiu
  129. Alessia Ferrari
  130. Michela Pinna
  131. Francesca Pili
  132. Luigi Piga
  133. Michele Steccato
  134. Maria Elena Mura
  135. Bustianu Cumpostu
  136. Teresa Mancosu
  137. Marco Meletti
  138. Gianluca Arno
  139. Fabio Petretto
  140. Marta Meloni, Sassari
  141. Salvatore Orunesu
  142. Lina Chelo
  143. Michela Pinna
  144. Carlo Cellesi, insegnante, Cagliari
  145. Roberto Lai
  146. Grazia Umana
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Aquí no se rinde nadie!

Ringraziamo Massimo Carlotto, uno dei massimi esponenti internazionali del romanzo noir, per la sua dedica al nostro Collettivo in vista del 24 Febbraio!
In un incredibile ritorno del reato di opinione, in quella data il giudice deciderà sulla richiesta del pm di condannarci a 8 mesi di reclusione per aver pubblicato un articolo in cui si accusava lo stato di avere utilizzato “violenza” durante lo sfratto di una famiglia di contadini ad Arborea.

Aquí no se rinde nadie!

 

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Documenti di solidarietà al collettivo

Caminera noa, 2019

SOLIDARIETÀ AI COMPAGNI DI ORISTANO SOTTO PROCESSO

Caminera Noa esprime massima solidarietà ai compagni del Collettivo Furia Rossa di Oristano che il 12 Febbraio verranno processati presso il Tribunale di Oristano per aver criticato l’operato della polizia durante uno sfratto.

Il 22 Gennaio 2015 ad Arborea ci fu il violento sfratto di una famiglia di agricoltori; dopo mesi di resistenza allo sfratto grazie alla solidarietà di tanti sardi, la polizia decise di agire con l’utilizzo di un numero spropositato e indefinito di agenti anti-sommossa. In quell’occasione è comparso sul blog “lafuriarossa.noblogs.org” un articolo (tuttora sequestrato dalla magistratura) in cui si denunciavano i fatti della giornata e si accusavano i vertici della Questura oristanese di aver esercitato “violenza di stato” e i celerini venivano definiti “canis de isterzu”.
Tanto è bastato per far partire una querela contro i membri del collettivo – denunciati dall’ex questore di Oristano Francesco Di Ruberto (lo stesso che in tv affermò a più riprese che in Sardegna c’è “un’innegabile cultura del coltello”), dal capo della Digos Vincenzo Valerioti e da un altro membro della Digos cittadina – e oggi sul banco degli imputati per concorso formale nel reato di diffamazione (art. 595, comma 3 del codice penale), nonostante due precedenti richieste di archiviazione da parte del pubblico ministero.
Come se non bastasse in questi giorni i poliziotti si sono costituiti parte civile chiedendo una condanna a 220.000€ per i tre giovani compagni, “per l’ingente danno morale, per le gravi offese alla reputazione, alla dignità personale e per l’ingente danno esistenziale e di immagine” loro causato.

Questo fatto è un chiaro indice dei tempi bui che stiamo attraversando, fatto di atti repressivi contro gli indipendentisti e contro le forze che partecipano ai conflitti sociali in Sardegna e in Italia; ma ciò che è accaduto a Oristano ci preoccupa in modo particolare, perché quando anche la libertà di pensiero e la banale critica politica – che pensavamo intoccabili – è messa sotto attacco in questo modo e la si affronta con il codice penale, siamo in pericolo tutti e questo può essere un precedente che non siamo disposti ad accettare.

Per questo ribadiamo la nostra solidarietà ai compagni oristanesi e ci auguriamo la piena assoluzione da ogni accusa.

***

C4 Combat Rock, 2019

Circa 2 anni fa suonavamo a un piccolo evento organizzato e promosso in maniera totalmente indipendente dai compagni del Collettivo Furia Rossa-Oristano. Oggi quegli stessi compagni si trovano sotto processo per diffamazione, accusati dello stesso ex questore di Oristano Francesco Di Ruberto.  Continue reading

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Rassegna stampa sull’ultima udienza

Di seguito la rassegna stampa sul processo per il reato di opinione al nostro Collettivo che si sta svolgendo presso il Tribunale di Oristano. Il pubblico ministero Giuseppe Scarpa, durante l’udienza del 27 Gennaio, ha chiesto 8 mesi di reclusione per Davide, Marco e Mario.

La Nuova Sardegna, «Polizia offesa, condannateli» ☛ https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2020/01/28/news/polizia-offesa-condannateli-1.38396726

L’Unione Sarda, Diffamazione ai danni della polizia, chiesti otto mesi per tre studenti ☛ https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/oristano-provincia/2020/01/27/diffamazione-ai-danni-della-polizia-chiesti-otto-mesi-per-tre-stu-136-980273.html

LinkOristano.it, Chiesti otto mesi per i tre militanti di Furia Rossa accusati di diffamazione ☛ https://www.linkoristano.it/prima-categoria/2020/01/28/chiesti-otto-mesi-tre-militanti-furia-rossa-accusati-diffamazione/
Furia Rossa: sit-in di solidarietà per i militanti a processo ☛ https://www.linkoristano.it/prima-categoria/2020/01/27/furia-rossa-sit-solidarieta-militanti-processo/

Per alcuni videoracconti rimandiamo a SardignaNatzione.Tv

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Chiesti 8 mesi di reclusione

Oggi la pubblica accusa ha chiesto la nostra condanna a 8 mesi di reclusione.
La parte civile ha chiesto che la eventuale condizionale venga applicata solo dopo il pagamento di 150mila euro di provvisionale.

Siamo convinti che in questo processo, come peraltro ha ben spiegato la nostra avvocatessa Manconi nella sua magistrale arringa, i vertici della Questura vogliono provare a colpire la nostra militanza politica utilizzando l’assurdo espediente della diffamazione e mettendo quindi in discussione il diritto di critica politica.

Siamo sereni, perché siamo nel giusto e attendiamo fiduciosi la sentenza del giudice che si terrà il 24 Febbraio.
Vogliamo ringraziare di vero cuore i patrioti, i compagni, gli amici che oggi son venuti a Oristano per stare al nostro fianco e non ci hanno lasciato soli. La solidarietà è tutto ciò che abbiamo.

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SIT-IN DAVANTI AL TRIBUNALE DI ORISTANO

Il 27 Gennaio abbiamo bisogno di tutte e tutti voi.

Alle 12.30 si terrà il processo con rito abbreviato al nostro Collettivo, a 5 anni dallo sfratto della famiglia Spanu e dopo più di un anno di rinvii stiamo per giungere al capolinea di questa assurda vicenda giudiziaria e di arroganza poliziesca.
Dopo lo sfratto della famiglia Spanu avvenuto il 22 Gennaio 2015, appariva sul blog lafuriarossa.noblogs.org un articolo in cui, facendo la cronaca dello sgombero, si definiva “violenza di stato” quella condotta da chi durante quella giornata ha guidato le operazioni di polizia. Questo è bastato a far partire una querela e poi aprire un fascicolo contro ignoti che ha portato il Pubblico Ministero a chiedere per ben due volte l’archiviazione non trovando alcuna ipotesi di reato da formulare. Non potendo effettuare la terza archiviazione la GIP ha imposto alla Procura di formulare una imputazione facendo proprio il teorema dell’accusa secondo cui se chi ha scritto l’articolo non si trova, responsabili devono essere tutti, infatti “il collettivo, in ragione della sua ideologia politica, prende deliberatamente le sue decisioni collegialmente all’interno dell’intero gruppo, il quale è sempre molto coeso; quindi tutti i suoi componenti ne sono responsabili”. Così ci troviamo accusati di concorso morale e materiale in diffamazione cui si aggiungono alcune aggravanti previste dal Codice Penale, con una pena che può andare dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione o una multa che parte dai 500€, a loro volta triplicabili a causa delle aggravanti. Oltre a chiedere la nostra condanna penale l’ex questore Franceso Di Ruberto, il capo della digos Vincenzo Valerioti e il poliziotto Andrea Brigo hanno confermato la loro costituzione in parte civile chiedendo per noi, lavoratori precari e studenti, una condanna al pagamento di 220.000€ per “ingente danno morale” e per “ingente danno esistenziale e di immagine”. Vogliono punire in maniera esemplare, in una provincia apparentemente pacificata, il diritto di critica e al dissenso politico, diritti basilari posti a garanzia dell’ordinimento democratico; diritti che noi difenderemo sempre e comunque, qualunque sia il costo da pagare per difenderli.

Leggi l’articolo di Pesa Sardigna: “Lo sgombero é violenza di Stato: lunedì il processo contro Furia Rossa

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Aggiornamenti dal processo (articoli di giornale)

Ieri mattina si è svolta l’udienza del processo per diffamazione che vede coinvolto il nostro Collettivo. La nostra avvocatessa Rosaria Manconi ha depositato alcuni documenti integrativi e richiesto il rito abbreviato. La formalizzazione della nostra richiesta avverrà il 18 Novembre, in quanto l’accusa ha richiesto di poter prendere visione dei materiali prima di accettare il rito abbreviato o viceversa “uscire” dal processo penale.

Di seguito gli articoli odierni de La Nuova Sardegna e de L’Unione Sarda

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LIBERU PRESENTA LA PROPORZIONALE SARDA, ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA PROPOSTA

Liberu ha presentato, nei giorni scorsi, una proposta di legge elettorale sarda che a partire da ottobre sarà oggetto di una raccolta firme (qui la proposta). Le firme (ne servono 10 mila) serviranno a trasformare la proposta, chiamata dagli autori Proporzionale Sarda, in una legge di iniziativa popolare da sottoporre all’attenzione dell’attuale Consiglio Regionale. Sgombriamo il campo da equivoci, si tratta di una buona notizia perché riapre il dibattito sulla legge elettorale, generalmente relegato ai mesi immediatamente precedenti le elezioni. La attuale legge elettorale sarda è una porcheria clamorosa, fortemente antidemocratica e finalizzata al mantenimento artificioso del bipolarismo, laddove la politica sarda oscilla tra il tripolarismo e il quadripolarismo, a seconda della capacità dei movimenti indipendentisti di raccogliere consensi e di unirsi (gli altri tre poli sono quelli italiani del centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle). Tuttavia, proprio nell’ottica dell’apertura di un dibattito sul tema, vorrei sottolineare alcuni aspetti della proposta di Liberu che ritengo fortemente problematici. Si tratta di un’esposizione molto schematica, credo infatti che un dibattito in materia strutturato ed analitico possa svolgersi solo in seguito all’apertura di un tavolo di confronto. Non mi concentrerò sugli aspetti che ritengo positivi o che, quantomeno, non considero ostativi, per quel che mi riguarda, per sostenere questa proposta.

Circoscrizione unica

Si tratta di una questione particolarmente problematica: da sempre i partiti di Sinistra preferiscono i sistemi proporzionali con circoscrizione unica perché sovraddimensionano il voto delle classi lavoratrici, riducendo invece il potere di influenza dei potentati locali e delle clientele. Tuttavia, in una condizione di squilibrio demografico quale è quella della Sardegna attuale, io personalmente nutro delle forti perplessità sull’opportunità di adottare una circoscrizione unica sarda per l’elezione del Consiglio Regionale. Chiaramente 8 circoscrizioni hanno l’effetto di distorcere in senso maggioritario qualsiasi proporzionale, ma un’unica circoscrizione rischia invece di sbilanciare fortemente la composizione territoriale dell’assemblea verso l’area corrispondente alla vecchia provincia di Cagliari e, soprattutto, all’hinterland del capoluogo. Io propenderei piuttosto per quattro circoscrizioni, corrispondenti alle quattro province statutarie: Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano. Ho forti dubbi sul fatto che possa essere istituito, come propone Liberu, un obbligo di rappresentatività territoriale all’interno delle liste. L’elettorato passivo è un diritto che si può comprimere solo a determinate condizioni, ipotizzare un requisito di residenza in un territorio per essere nelle liste e delle quote di ripartizione territoriale potrebbe andare incontro, a mio parere legittimamente, a una censura da parte della Corte Costituzionale perché limita il diritto dei cittadini di concorrere alle elezioni.

Lista unica non coalizzata e premio di maggioranza:

Trovo questa scelta molto pericolosa. Se il premio di maggioranza va alla prima lista che supera il 25 % dei consensi, tutto il discorso sul proporzionale cade. Praticamente, il rischio concreto è che una Lega (o un Pd o un M5S) da soli possano governare per 5 anni la Regione con il 25,01% dei voti, assicurandosi una maggioranza di 32 consiglieri regionali su 60. Le opposizioni dovrebbero spartirsi i restanti 28 seggi, con una soglia di sbarramento naturale peraltro non irrilevante (dovremmo essere sopra il 3 %). È vero che si otterrebbe forse il risultato di spazzare via tutti i partiti notabiliari e le liste civetta che affollano oggi la politica sarda, ma è altrettanto vero che in questo repulisti rischierebbero di finire anche i partiti indipendentisti. Inoltre, si consegnerebbe il governo a una sola forza politica, assolutamente non rappresentativa che, in realtà, potrebbe contare su ancora più seggi di quanto gliene assegna il premio di maggioranza. Esempio concreto: la Lega è il primo partito con il 27 % dei consensi, quindi ottiene 32 seggi. Nella spartizione proporzionale dei seggi di minoranza rientrano anche Forza Italia e Fratelli d’Italia che, in base ad accordi pregressi o anche a decisione successive alle votazioni, entrano in maggioranza portando in dote i loro seggi e ottenendo in cambio degli assessorati.

Proposta:

Io credo che non sia possibile conciliare il proporzionale con l’elezione diretta del presidente della Regione. Da Statuto, la competenza sulla legge elettorale regionale e sulla forma di governo regionale è totalmente a carico del Consiglio Regionale. Lo Stato può presentare un ricorso alla Corte Costituzionale, certo, ma è chiaro che la Corte non avrebbe alcun titolo per dichiarare incostituzionale una legge elettorale proporzionale che ripristinasse il principio dell’elezione indiretta del Presidente della Regione. La mia proposta, dunque, è di tornare all’elezione di secondo livello del Presidente, con votazione del Consiglio Regionale: il modello è quello dell’elezione del Presidente del Consiglio, con il Consiglio che però assorbe il ruolo del Presidente della Repubblica ed ha il compito di individuare, tramite il confronto fra i gruppi consiliari per la ricerca di una maggioranza, la figura più adatta. L’elezione diretta del Presidente, così come la governabilità, sono feticci frutto di trent’anni di bombardamento mediatico sul maggioritario e il bipolarismo. Con tutti i suoi limiti, un sistema proporzionale in cui il Presidente dipende dalla fiducia del Consiglio e in cui non vige il principio del simul stabunt è sicuramente più in grado di garantire una maggior rappresentatività democratica.

Davide Pinna

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Le lotte in Sardegna: dalla marginalità politica alla centralità

Viviamo in un’epoca cupa, in cui non si capisce bene se sia peggiore la realtà in cui viviamo o il modo in cui la descriviamo. Un pessimismo profondo, non dell’intelligenza ma della volontà, circonda la nostra attività politica da tempo e poche luci sembrano indirizzare il nostro cammino.

C’è una sola certezza, nessuno di noi è sufficiente a se stesso: né come singoli né come organizzazioni. Questa frase non vuole tracciare il profilo dell’obiettivo dell’unione a tutti i costi, dell’integrazione forzata tra esperienze politiche di diversa matrice, della realizzazione di cartelli elettorali. Può essere un obiettivo meritorio, ma sono altre le sedi in cui va perseguito e altri i soggetti che devono proporlo. La nostra auto-insufficienza – chi più, chi meno, ne soffrono tutti i soggetti che compongono la galassia di chi lotta per cambiare in Sardegna lo status quo – è in primo luogo teorica: è nel dibattito e nel ragionamento che dobbiamo aiutarci l’un con l’altro, senza la pretesa di dover arrivare a un punto condiviso nel ragionamento.

Cinque anni fa il Collettivo Furia Rossa organizzò un’assemblea, presso il teatro San Martino di Oristano, intitolata Dalle lotte territoriali alla lotta collettiva per una Sardegna migliore. Fu un incontro partecipato e produttivo, quantomeno dal punto di vista della costruzione di relazioni fra i partecipanti. Fra i punti affrontati in quella sede, alcuni possono essere ritenuti particolarmente fecondi e meritevoli di un ulteriore approfondimento.

Lo scenario politico è però sicuramente cambiato, con l’eccezione del rapporto di sudditanza tra la Sardegna e l’Italia, immutato nelle sue caratteristiche generali da anni e, a nostro giudizio, primo obiettivo di qualsiasi battaglia politica che punti al cambiamento dello status quo in Sardegna. È ormai palese uno spostamento a destra del baricentro politico, laddove in precedenza avevamo assistito a uno slittamento verso destra camuffato da posizioni teoriche legate alla cosiddetta Terza via, con evidenti conseguenze estremamente preoccupanti sul piano dell’autoritarismo e della riduzione degli spazi di libertà. Si pongono poi sul tavolo due grosse questioni: quella del regionalismo differenziato e quella dell’abolizione, de facto, dell’obbligo della progressività dell’imposizione fiscale. Si prospetta, all’orizzonte, una riforma costituzionale che aumenterà – in piena continuità col precedente tentativo renziano – i poteri dell’esecutivo, in combinato disposto con strumenti legislativi di rango inferiore che rafforzano il potere degli organi periferici del governo centrale: questure e prefetture. Da non dimenticare il costante peggioramento della situazione internazionale, tra imperialismo e violazione costante del diritto dei popoli all’autodeterminazione. Si è inoltre imposto con forza a tutti il problema della questione ambientale. Tutto questo accade mentre si assiste, quasi impotenti, a uno sfilacciamento del tessuto sociale, con un aumento preoccupante di fenomeni legati all’intolleranza e manifestazioni di un comportamento squadrista che fanno temere già per il futuro prossimo. La cornice è quella di un incremento delle discriminazioni, sulla base del genere, dell’etnia di appartenenza, delle preferenze sessuali, della confessione religiosa, delle possibilità economiche e della provenienza sociale, con una costante compressione delle sfere di diritti che sembravano ormai definitivamente acquisiti.

Crediamo con forza che sia necessario confrontarsi e dialogare sul nostro ruolo, di movimenti radicali, in questo scenario. Per questo vi invitiamo, a cinque anni di distanza dall’incontro del 31 agosto e nel decimo anno di attività del nostro collettivo, ad un’assemblea aperta, che si terrà a Oristano domenica primo settembre dalle ore 10.30 al Teatro San Martino. Il titolo è il seguente: Politica in Sardegna, la sfida dei tempi: dalla marginalità alla centralità politica.

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UN NOSTRO COMPAGNO INDAGATO PER I BLOCCHI DEI PASTORI

Un procedimento penale è stato avviato in questi giorni a carico di un nostro compagno per aver partecipato a una manifestazione dei pastori svoltasi l’11 Febbraio 2019 sulla 131 all’altezza di Uras.

I reati contestati sono quelli di manifestazione non preavvisata, partecipazione a pubblica manifestazione con il volto travisato e blocco stradale. Queste ultime due fattispecie in particolare sono state recentemente interessate dai decreti sicurezza di Salvini, che ha reso nuovamente penale il reato di blocco stradale e ha fortemente aumentato sia le sanzioni economiche che quelle detentive per i reati in questione, nell’ottica di contrastare e punire chi manifesta per i diritti sociali.

Le accuse sono assolutamente pretestuose, infatti il nostro compagno – che tra l’altro si è imbattuto casualmente nella manifestazione mentre percorreva la 131 – non può in alcun modo essere considerato tra i promotori nemmeno secondari della manifestazione, tantomeno può essere considerata vera l’accusa di aver avuto il volto travisato, cosa che peraltro non avrebbe avuto alcun senso, in una situazione di piazza in cui vi era spesso vicinanza fisica e dialogo tra pastori e fdo. Ci chiediamo infine se la mera presenza in una manifestazione in cui si blocca una strada costituisca di conseguenza reato di blocco stradale.

Respingiamo al mittente queste provocazioni e cogliamo l’occasione per rinnovare in maniera ancora più forte tutta la nostra vicinanza ai pastori e ai solidali colpiti dalla repressione, che a quanto pare è l’unica risposta insieme alla propaganda che questo governo riesce a dare ai bisogni sociali delle lavoratrici e dei lavoratori sardi.

Collettivo Furia Rossa

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