Chiacchiere e distintivo

Partiamo da un presupposto: l’abuso di alcol e di sostanze stupefacenti è un fenomeno sociale che va analizzato e deplorato. Sanno bene i più grandi cosa ha significato l’eroina negli anni Ottanta e Novanta nei paesi e nelle città del Campidano, sappiamo bene tutti che l’alcolismo e le dipendenze dal gioco d’azzardo rappresentano in Sardegna un problema annoso, con risvolti sociali tremendi. Si tratta appunto di fenomeni sociali, che andrebbero studiati e le cui cause andrebbero ricercate nelle condizioni socio-economico e culturali di questa terra. E d’altra parte la storia insegna che la repressione non ha mai risolto questi problemi, semmai gli ha acuiti marginalizzando chi ne era colpito più direttamente. Tuttavia questo non è l’unico presupposto; per esempio bisognerebbe considerare che ormai per la stragrande maggioranza della popolazione italiana il consumo di hashish e marijuana è socialmente accettato e considerato alla stregua di quello degli alcolici. Qua emerge la grande incapacità dei legislatori di stare al passo coi tempi, visto che alla percezione generale delle droghe leggere non fa seguito alcun tipo di depenalizzazione e ci troviamo in una situazione in cui le forze di polizia mettono in atto una forte repressione nei confronti dei piccoli consumatori, con talvolta risultati tragici come nel caso del suicidio del sedicenne di Lavagna l’altro giorno. Inoltre la Cattedrale nei giorni della Sartiglia, altro presupposto da cui dobbiamo partire, non è il Bronx né una favela di Salvador de Bahia. Certo, che un ragazzo o una ragazza finiscano in coma etilico è una brutta cosa, ma non è un problema di delinquenza, ma di responsabilità nel bere che va affrontato da medici e educatori, non dalla polizia. Fatte queste precisazioni, mettiamo in secondo piano la questione della chiusura del sagrato della Cattedrale di Oristano, perché c’è un fatto ben più grave da considerare.

In una conferenza stampa sulle misure di sicurezza previste per la Sartiglia, il Questore ha pensato bene di uscirsene regalando un’esclusiva ai giornalisti presenti. In realtà da quel che sappiamo i giornali avevano già ricevuto la notizia e le foto, quindi Di Ruberto è arrivato secondo. La notizia bomba era, aprite bene le orecchie, che era stato affisso durante la notte uno striscione sulle tribune di Via Duomo recante la scritta: CATTEDRALE CHIUSA=GIOVENTU’ ESCLUSA. Non solo, queste le affermazioni del Questore: “Siamo di fronte a un fatto molto grave commesso da persone che non hanno niente a che vedere con i giovani di Oristano e che stanno prendendo una deriva pericolosissima”. Di Ruberto, dopo aver garantito che gli autori del terribile misfatto saranno individuati, si è infine lanciato in una spericolata analisi cromologica e semiotica, individuando nella scelta dei colori rosso e nero le chiare tracce della matrice anarchica del gesto e nella sottolineatura delle lettere -USA- un chiaro messaggio antiamericano. Alla domanda di un giornalista in merito a quale sarebbe il reato per cui la polizia dovrebbe indagare, Di Ruberto ha risposto che si vedrà dopo. Al suo fianco Guido Tendas, sindaco di Oristano ed ex preside del Liceo Classico de Castro, è rimasto zitto: evidentemente non gli provoca alcun turbamento sapere che il Questore di Oristano, per fortuna giunto ormai alla fine del suo mandato in questa città, ritiene di dover spendere risorse ed energie per ricercare gli autori di una manifestazione legittima di dissenso. Evidentemente Guido Tendas è d’accordo.

Male che vada si tratta di un’affissione abusiva, e comunque è tutto da vedere, e questo non è un fatto grave come ha detto il Questore, dato che si tratta di una contravvenzione che comporta una ammenda che va da 51 a 309 euro. Inoltre nel caso specifico si tratta di una manifestazione di dissenso, chiaramente rientrante nell’ambito della libera manifestazione della propria opinione, e troviamo quantomeno scandaloso che un questore esprima pubblicamente la propria opinione in merito alla liceità di una manifestazione di dissenso effettuata senza ledere l’onore di chicchessia, promettendo una caccia all’uomo che non si fermerà finché non sarà raggiunto l’obiettivo. Questi proclami lasciano il tempo che trovano, ma sono anche il segno di tempi in cui la politica è sempre più incapace di affrontare il dissenso e delega alla polizia la gestione e la repressione di ogni sua manifestazione. E sono l’ultimo colpo di coda di una gestione dell’ordine pubblico a Oristano che ha concentrato la propria attività sui piccoli consumatori di droghe leggere (ricorderete tutti la maxioperazione a Marrubiu con elicottero e cavalcata delle Valchirie in sottofondo, risoltasi con il sequestro di appena 5 grammi di hashish, o le retate nelle scuole che conducevano all’umiliazione pubblica e alle perquisizioni invasive di quei ragazzini beccati con una canna) e sulla repressione del dissenso politico (denunce a seguito dello sfratto della famiglia Spanu oppure la costante presenza a ogni nostra assemblea o incontro politico di uomini della polizia in borghese, sempre lì ad ascoltare a registrare i nomi e i volti dei partecipanti, e poi a girarsi i pollici).

Che dire per concludere? Speriamo che le persone che hanno a cuore la libertà di opinione di pensiero dicano qualcosa riguardo alle affermazioni che abbiamo riportato sopra. Non sarà il fascismo, ma le cose brutte iniziano sempre in sordina e un giorno potrebbe essere troppo tardi per tornare indietro.

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