LIBERU PRESENTA LA PROPORZIONALE SARDA, ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA PROPOSTA

Liberu ha presentato, nei giorni scorsi, una proposta di legge elettorale sarda che a partire da ottobre sarà oggetto di una raccolta firme (qui la proposta). Le firme (ne servono 10 mila) serviranno a trasformare la proposta, chiamata dagli autori Proporzionale Sarda, in una legge di iniziativa popolare da sottoporre all’attenzione dell’attuale Consiglio Regionale. Sgombriamo il campo da equivoci, si tratta di una buona notizia perché riapre il dibattito sulla legge elettorale, generalmente relegato ai mesi immediatamente precedenti le elezioni. La attuale legge elettorale sarda è una porcheria clamorosa, fortemente antidemocratica e finalizzata al mantenimento artificioso del bipolarismo, laddove la politica sarda oscilla tra il tripolarismo e il quadripolarismo, a seconda della capacità dei movimenti indipendentisti di raccogliere consensi e di unirsi (gli altri tre poli sono quelli italiani del centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle). Tuttavia, proprio nell’ottica dell’apertura di un dibattito sul tema, vorrei sottolineare alcuni aspetti della proposta di Liberu che ritengo fortemente problematici. Si tratta di un’esposizione molto schematica, credo infatti che un dibattito in materia strutturato ed analitico possa svolgersi solo in seguito all’apertura di un tavolo di confronto. Non mi concentrerò sugli aspetti che ritengo positivi o che, quantomeno, non considero ostativi, per quel che mi riguarda, per sostenere questa proposta.

Circoscrizione unica

Si tratta di una questione particolarmente problematica: da sempre i partiti di Sinistra preferiscono i sistemi proporzionali con circoscrizione unica perché sovraddimensionano il voto delle classi lavoratrici, riducendo invece il potere di influenza dei potentati locali e delle clientele. Tuttavia, in una condizione di squilibrio demografico quale è quella della Sardegna attuale, io personalmente nutro delle forti perplessità sull’opportunità di adottare una circoscrizione unica sarda per l’elezione del Consiglio Regionale. Chiaramente 8 circoscrizioni hanno l’effetto di distorcere in senso maggioritario qualsiasi proporzionale, ma un’unica circoscrizione rischia invece di sbilanciare fortemente la composizione territoriale dell’assemblea verso l’area corrispondente alla vecchia provincia di Cagliari e, soprattutto, all’hinterland del capoluogo. Io propenderei piuttosto per quattro circoscrizioni, corrispondenti alle quattro province statutarie: Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano. Ho forti dubbi sul fatto che possa essere istituito, come propone Liberu, un obbligo di rappresentatività territoriale all’interno delle liste. L’elettorato passivo è un diritto che si può comprimere solo a determinate condizioni, ipotizzare un requisito di residenza in un territorio per essere nelle liste e delle quote di ripartizione territoriale potrebbe andare incontro, a mio parere legittimamente, a una censura da parte della Corte Costituzionale perché limita il diritto dei cittadini di concorrere alle elezioni.

Lista unica non coalizzata e premio di maggioranza:

Trovo questa scelta molto pericolosa. Se il premio di maggioranza va alla prima lista che supera il 25 % dei consensi, tutto il discorso sul proporzionale cade. Praticamente, il rischio concreto è che una Lega (o un Pd o un M5S) da soli possano governare per 5 anni la Regione con il 25,01% dei voti, assicurandosi una maggioranza di 32 consiglieri regionali su 60. Le opposizioni dovrebbero spartirsi i restanti 28 seggi, con una soglia di sbarramento naturale peraltro non irrilevante (dovremmo essere sopra il 3 %). È vero che si otterrebbe forse il risultato di spazzare via tutti i partiti notabiliari e le liste civetta che affollano oggi la politica sarda, ma è altrettanto vero che in questo repulisti rischierebbero di finire anche i partiti indipendentisti. Inoltre, si consegnerebbe il governo a una sola forza politica, assolutamente non rappresentativa che, in realtà, potrebbe contare su ancora più seggi di quanto gliene assegna il premio di maggioranza. Esempio concreto: la Lega è il primo partito con il 27 % dei consensi, quindi ottiene 32 seggi. Nella spartizione proporzionale dei seggi di minoranza rientrano anche Forza Italia e Fratelli d’Italia che, in base ad accordi pregressi o anche a decisione successive alle votazioni, entrano in maggioranza portando in dote i loro seggi e ottenendo in cambio degli assessorati.

Proposta:

Io credo che non sia possibile conciliare il proporzionale con l’elezione diretta del presidente della Regione. Da Statuto, la competenza sulla legge elettorale regionale e sulla forma di governo regionale è totalmente a carico del Consiglio Regionale. Lo Stato può presentare un ricorso alla Corte Costituzionale, certo, ma è chiaro che la Corte non avrebbe alcun titolo per dichiarare incostituzionale una legge elettorale proporzionale che ripristinasse il principio dell’elezione indiretta del Presidente della Regione. La mia proposta, dunque, è di tornare all’elezione di secondo livello del Presidente, con votazione del Consiglio Regionale: il modello è quello dell’elezione del Presidente del Consiglio, con il Consiglio che però assorbe il ruolo del Presidente della Repubblica ed ha il compito di individuare, tramite il confronto fra i gruppi consiliari per la ricerca di una maggioranza, la figura più adatta. L’elezione diretta del Presidente, così come la governabilità, sono feticci frutto di trent’anni di bombardamento mediatico sul maggioritario e il bipolarismo. Con tutti i suoi limiti, un sistema proporzionale in cui il Presidente dipende dalla fiducia del Consiglio e in cui non vige il principio del simul stabunt è sicuramente più in grado di garantire una maggior rappresentatività democratica.

Davide Pinna

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